Consulente, Counselor e Formatore
Professionista ai sensi della L. 4/2013

Francesco Mangialavori
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I CINQUE ARCHETIPI DEL PERCORSO

Guerriero, Sovrano, Alchimista, Sacer, Amante

Che cosa sono gli Archetipi?

Gli archetipi sono figure interiori che non abbiamo scelto e che riconosciamo comunque.

Il Guerriero che difende, il Sovrano che si prende la responsabilità, l'Amante che si lascia toccare: sono modi di stare al mondo che ritornano in ogni cultura, in ogni mito, in ogni storia che ci raccontiamo. Non perché li abbiamo imparati, ma perché appartengono alla struttura profonda di ogni essere umano.

In ognuno di noi prendono però un volto proprio. Il tuo Guerriero non è il mio: ha la tua storia, le tue ferite, i tuoi limiti. Ed è esattamente lì che il lavoro diventa interessante.

Non c'è nulla da credere. Sono strumenti di riconoscimento: servono a dare un nome a qualcosa che agisce in noi da sempre, e a cui non avevamo ancora dato una forma.

Gli archetipi

Ogni forza si esprime in due forme complementari. Lavorare su entrambi significa tenere insieme la comprensione e l'esperienza diretta.

L'archetipo è la figura interiore: una struttura profonda che riconosciamo perché appartiene a tutti, ma che in ciascuno prende un volto proprio. L'animale è la stessa forza nel corpo: un modo istintivo di stare al mondo, che si riconosce prima di capirlo.
L'elemento è la parte di noi e della materia a cui quell'aspetto corrisponde.

Il Guerriero

La rabbia non è il problema: ti dice che qualcosa di ingiusto sta accadendo. Il problema comincia quando non sai più dove finisci tu e dove comincia qualcun altro: e allora o non entri mai, e il confine lo sposta chi vuole, oppure entri sempre e senza misura. Lavoriamo su confini, spazio proprio, capacità di dire no senza doverlo giustificare.

Il Sovrano

La paura non ti rende fragile: ti sta dicendo che qualcosa di prezioso è a rischio. Il problema comincia quando la risposta è sempre la stessa, consegnare le decisioni a qualcun altro, oppure tenere tutto sotto controllo per non fidarsi di nessuno. Lavoriamo su decisioni, responsabilità, e la differenza tra governare e controllare.

L'Alchimista

La tristezza non è un guasto da riparare. Ti dice che la mappa con cui ti muovevi non funziona più, e ti chiede di tornare a guardarla. A volte si resta fermi dentro l'emozione, a volte si resta fermi dentro un'idea, e in entrambi i casi non si torna a guardare niente. Lavoriamo su ciò che è finito, su ciò che va rivisto, e sulla capacità di cambiare idea senza viverlo come una sconfitta.

Il Sacer

Il disgusto è l'unica emozione che ti dice cosa non ti appartiene prima ancora che tu ci abbia pensato. Ma può anche non parlare mai e allora si insegue ogni direzione senza sceglierne una oppure parlare su tutto, e allora si diventa rigidi, critici, immobili. Lavoriamo su direzioni, criteri di scelta, e la differenza tra ciò che ti nutre e ciò che ti consuma.

L'Amante

La gioia non arriva quando tutto è a posto. Arriva quando smetti di aspettare che lo sia. Senza, si funziona ma non si vive: ci si accende per ogni lucciola, oppure si scappa dall'intimità proprio dove c'era qualcosa da perdere. Lavoriamo sul sentire, sui legami, e sulla possibilità di ricevere senza doverlo meritare.

Le guide

In ogni giornata c'è un animale.

Non è un simbolo da interpretare né una credenza da accettare: è un'immagine che rende riconoscibile una forza nel corpo, prima che la mente arrivi a spiegarla. L'orso che si erge e presidia. Il lupo che conosce la notte. Il cervo che sente prima di vedere.

Funziona perché il corpo capisce certe cose molto prima del pensiero. E perché un'immagine resta, mentre un concetto si dimentica.

Lo scoprirai lavorandoci. Non serve saperne nulla prima.

Le cinque emozioni

La rabbia

La rabbia non è il problema. Il problema è quando non sai più dove finisci tu e dove comincia qualcun altro. Lavoriamo su confini, spazio proprio, capacità di dire no senza doverlo giustificare.

La paura

La paura non è il contrario del coraggio: ne è il presupposto. Chi non ha paura non sta andando abbastanza lontano. Lavoriamo su ciò che ci tiene fermi e su come si attraversa quello che non conosciamo.

La tristezza

Ogni cosa che finisce libera uno spazio. La tristezza è il tempo che serve perché quello spazio diventi tuo. Lavoriamo sui passaggi, sulle cose che continuiamo a portare e su cosa succede quando le posiamo.

Il disgusto

È l'unica emozione che ti dice cosa non ti appartiene, prima ancora che tu ci abbia pensato. Lavoriamo su scelte, valori e sulla differenza tra ciò che ci nutre e ciò che ci consuma.

La gioia

La gioia non arriva quando tutto è a posto. Arriva quando smetti di aspettare che lo sia. Lavoriamo sul sentire, sul piacere e sulla capacità di creare qualcosa di nuovo.

Da dove viene questo lavoro?

L'idea che esistano figure interiori condivise da tutti gli esseri umani viene da Carl Gustav Jung, che le chiamò archetipi e le collocò in uno strato della psiche più antico della nostra biografia personale. Non contenuti che impariamo: forme che ci abitano già.

Da lì passo attraverso due fonti precise.

La prima è il lavoro di Robert Moore e Douglas Gillette, che ha reso gli archetipi utilizzabili in un contesto esperienziale invece che solo interpretativo. Ci ho lavorato per anni, e da quell'impianto viene la struttura di base.

La seconda è la ricerca di Paul Ekman sulle emozioni universali: quelle riconoscibili in ogni cultura, presenti prima di qualunque apprendimento. Le cinque che uso — rabbia, paura, tristezza, disgusto, gioia — vengono da lì. Ho lasciato fuori la sorpresa, perché nella mia esperienza non custodisce una forza a cui si possa accedere: attraversa, e passa.

Il modello a cinque figure, però, non l'ho trovato in un libro. È nato dentro il Cerchio del Potere Personale, dal lavoro concreto con le persone, incontro dopo incontro. È una sintesi mia, e come tutte le sintesi che funzionano si è formata per sottrazione: quello che restava era quello che serviva.

Gli animali sono arrivati per necessità.

Gli archetipi hanno un difetto: si lasciano pensare troppo facilmente. Basta dare a qualcuno il nome "Guerriero" e nel giro di dieci minuti sta costruendo una teoria su di sé, invece di sentire dove nel corpo quel Guerriero abita — o dove manca. L'animale interrompe quel movimento. Non si interpreta: si riconosce, o non si riconosce.

È il motivo per cui questo lavoro non funziona come una lezione. La comprensione arriva anche, ma dopo.

Chi conduce

Sono Francesco Mangialavori, counselor professionale (L. 4/2013, iscritto ai registri AIDE come Facilitatore di Discipline Evolutive Avanzato) e facilitatore CranioSacrale Upledger. Da vent'anni accompagno persone e gruppi nei passaggi di trasformazione, con sessioni individuali e lavoro di gruppo.

Crescita Personale è una edizione speciale del Cerchio del Potere intreccia il lavoro sulle emozioni, la dimensione archetipica di matrice junghiana, e la tenuta del campo a supporto del gruppo e la pratica del cerchio.

Non è psicoterapia e non promette guarigioni. È un tempo di ricerca dentro un gruppo piccolo, in uno spazio protetto.

Il mio percorso

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La gioia non arriva quando tutto è a posto. Arriva quando smetti di aspettare che lo sia.

Supporto per l'individuo, le relazioni, la crescita personale e collettiva

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Francesco Mangialavori


Consulente, Counselor, Formatore e Facilitatore CranioSacrale

Professionista ai sensi della L. 4/2013 - Iscritto nei registri AIDE con la qualifica di Facilitatore di Discipline Evolutive Avanzato (FDEA).