a cat laying on top of another cat in a car

10 - Perché è così difficile fidarsi quando si è già stati feriti: traumi, attaccamento e guarigione emotiva.

Passate relazioni, tradimenti e ferite emotive irrisolte possono alimentare la paura di fidarsi di nuovo. Scopri le radici psicologiche di questo meccanismo e i percorsi terapeutici validati per liberarsi dai “fantasmi del passato”.

CONTROLLOVULNERABILITÀRELAZIONEFIDUCIATRAUMA

Francesco Mangialavori FGM

11/20/20257 min read

an empty walkway with scaffolding on the sides of it
an empty walkway with scaffolding on the sides of it

Quando una persona porta dentro di sé ferite emotive provenienti dal passato — un tradimento, una separazione improvvisa, una famiglia instabile, relazioni affettive segnate da rifiuto o abbandono — il presente non è mai solo presente.
Ogni nuovo legame viene filtrato attraverso la memoria di ciò che ha già fatto male.

Perché la fiducia fa paura dopo aver sofferto.

Il corpo, la mente e il cuore imparano che fidarsi significa esporsi al rischio di soffrire. Così, anche quando si incontra qualcuno che desidera esserci davvero, la paura parla più forte del desiderio:

  • si interpretano segnali neutri come indizi di pericolo,

  • si attiva il sospetto,

  • ci si prepara all’evento negativo “inevitabile”.

Le neuroscienze relazionali lo confermano: esperienze traumatiche o di attaccamento insicuro modellano il cervello a trattare la vicinanza come una minaccia. (B. van der Kolk, 2014). Non c’è razionalità che tenga: è il sistema nervoso a prepararsi a proteggersi, anche quando il pericolo non c’è.

Evento traumatico vs trauma: il contributo di Gabor Maté

Gabor Maté lo spiega con grande chiarezza:
l’evento traumatico è ciò che è accaduto; il trauma è ciò che è rimasto dentro di noi.

  • L’evento traumatico è l’episodio concreto: un tradimento, un abbandono, un attacco di rabbia improvviso da parte di un caregiver, un rifiuto vissuto come devastante.

  • Il trauma, invece, è la ferita interna, la disconnessione da noi stessi, la tensione costante, la paura che rimane incapsulata nel corpo e nella memoria emozionale.

Come scrive Maté, questo è il punto chiave: una persona può aver “superato” un evento traumatico, ed esserne ancora condizionata, perché il trauma è ciò che accade dentro e resta, ciò che hai dovuto "spegnere" per poter sopravvivere. Il passato diventa un sistema-filtro con cui leggiamo il presente e agiamo.

Che cosa sono i “fantasmi del passato” nelle relazioni?

"Il trauma non è ciò che ti accade, ma ciò che accade dentro di te come risultato di ciò che ti accade"..”

- Gabor Maté -

Come il passato influenza le relazioni presenti (S. Johnson, 2008)

I “fantasmi del passato” descritti da Sue Johnson non sono solo ricordi, ma pattern emotivi che si riattivano e che rispondono al partner attuale come fosse quello passato. Così, un gesto di distanza del partner può trasformarsi in un film interiore di abbandono. Un ritardo, un messaggio non letto o una parola mancata diventano prove di un copione già scritto: “Lo sapevo. Anche questa volta finirà male.”

Non è cattiveria, ma autoprotezione.
Protezione che, però, finisce per allontanare ciò che desideriamo: connessione, stabilità, amore. Molte persone vivono necessariamente così: con il piede sul freno e il cuore sull’acceleratore. Desiderano l’amore, ma temono la vulnerabilità. Sperano in un futuro diverso, e restano ancorate al passato.

La buona notizia? È possibile uscirne!
Il trauma relazionale si cura nella relazione sana con un terapeuta, poi con un partner presente e con una nuova serie di esperienze emotive sicure.

Da dove vengono i “fantasmi del passato”?

Ad esempio da:

- Stili di attaccamento e impatto sulla fiducia

  • Attaccamento ansioso → ipervigilanza, paura dell’abbandono

  • Attaccamento evitante → chiusura emotiva, fuga dalla vulnerabilità

John Bowlby; Mary Ainsworth — Attachment Theory (1969, 1973,1978, ..)

- Trauma relazionale

Eventi dolorosi non elaborati vengono riattivati nel presente (B. van der Kolk, 2014).

- Attribuzioni negative apprese

Il passato diventa lente interpretativa: “Se è successo una volta, succederà di nuovo.”

Approcci terapeutici efficaci e basati su evidenze.

Emotionally Focused Therapy (EFT) 👉 Focus: trasformare il legame da minaccia a sicurezza. 🟢 Pro: elevata efficacia clinica nel riparare attaccamento e fiducia. - Richiede la relazione di fiducia con il terapista per il forte coinvolgimento emotivo. 📚 Riferimento: Sue Johnson — Hold Me Tight (2008)

Schema Therapy 👉 Focus: guarire schemi radicati di sfiducia/abuso, abbandono. 🟢 Pro: lavora su origini infantili e sulle risposte attuali. percorso medio, profondamente attivante. 📚 Riferimento: Jeffrey Young — Schema Therapy (2003)

Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) 👉 Focus: rielaborare il trauma e ridurre reattività automatica. 🟢 Pro: efficace nei traumi relazionali e nell’ansia della fiducia. Richiede terapeuta specializzato, non sempre può essere indicato per fasi acute di instabilità. 📚 Riferimento: Francine Shapiro — fondatrice EMDR (1997)

Queste non sono solo tecniche, praticabili da chiunque, ci tengo sempre a sottolinearlo: la relazione terapeutica sana, quella che si sviluppa in analisi, per intenderci, è il terreno sicuro in cui si può sperare di agire il lavoro sul trauma.
Ci sono molte pratiche ed esperienze, e ne parlo per conoscenza diretta e con cognizione di causa, che possono decisamente, e anche profondamente, agevolare, aiutare e sostenere il recupero dai traumi profondi, in tutti i casi il terreno della relazione con il terapista, con lo psicoterapeuta è per me fondamentale.

La distinzione di Gabor Maté applicata alla fiducia nelle relazioni

Gabor Maté sottolinea che il trauma non è l’evento doloroso, ma la frattura interna che ci fa vivere il mondo come minaccioso. Per questo, quando qualcuno tenta di avvicinarsi:

  • il corpo ricorda, prima ancora della mente;

  • la vicinanza viene percepita come rischio;

  • il sistema nervoso entra in allerta.


Questo spiega perché la paura della fiducia è una reazione fisiologica, non un “difetto del carattere”, una "mancanza di volontà".

Per tornare a fidarsi serve:

  1. Riconoscere cosa appartiene al passato e cosa al presente.

  2. Vivere relazioni in cui è possibile sentirsi visti, accolti e non giudicati.

  3. Ritrovare, gradualmente, la sicurezza interna.

Strumenti pratici per imparare a fidarsi di nuovo
  • Distinguere i ricordi dalla realtà: “Questa è una mia paura passata, non è il/la mio/a interlocutore, o il partner.”

  • Naming the trigger: dare un nome alla ferita che si sta attivando.

  • Respirazione vagale: interrompe lo stato di minaccia del corpo. (espirazione più lunga dell’inspirazione - respiri lenti e profondi - con movimento del diaframma)

  • Micro-fiducia quotidiana: piccoli impegni mantenuti = segnali concreti al cervello che “ora è diverso”.

  • Journal delle proiezioni: ogni giorno individuare una situazione in cui il passato ha parlato al posto del presente.

tan and black tabby kitten
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Conclusione

Non siamo noi a scegliere i fantasmi del passato: sono loro a trovare noi per farci evolvere. Noi abbiamo la responsabilità di scegliere cosa farne. Quando la paura della fiducia domina, non sta automaticamente dicendo che l’altro non è degno di fiducia: sta dicendo che la ferita è ancora viva.
In questi casi è chiaro che, spesso, è assolutamente fondamentale e sano porre spazio e distanza nella relazione, chiuderla anche, perché molto spesso il rischio è di generare un terreno di mutuo dolore e devastazione, la tempesta non è mai di una sola parte, è il corpo di entrambi quello che ricorda. La mente che protegge si attiva a difesa mentre la vulnerabilità ci fa tremare le fondamenta.

Il passato può bussare, ma non deve guidare: “Quello che mi è accaduto non è più ciò che sta accadendo.”

Attraverso un percorso di consapevolezza e cura — individuale e spesso necessariamente di coppia — forse diventa possibile creare una nuova storia emotiva: non più basata sulla paura, sul dolore, sui meccanismi e sul confronto ma sulla scelta.

Fidarsi non significa dimenticare. Significa decidere chi sono oggi, a chi voglio aprire davvero il cuore e come e quando io possa farlo.

Se senti che la paura di fidarti sta sabotando le tue relazioni e vorresti imparare a distinguere le memorie del passato dalla realtà presente, posso accompagnarti in questo percorso e indirizzarti laddove ti servirà di più. Insieme possiamo dare un nome ai tuoi fantasmi e imparare a non lasciarli più guidare le tue scelte affettive.

Prenota una consulenza: iniziamo a costruire la fiducia da dentro, non sei solo.
Contattami, partecipa ai seminari, condividi la tua esperienza, e scopri come piccoli strumenti quotidiani possono trasformare resistenze in risorse, aprendo lo spazio alla tua piena realizzazione.

Tu hai il diritto di darti l'amore che non ti chieda di combattere da solo contro ciò che dentro ti lascia ancora ferito.
Hai il diritto di costruire una sicurezza che non venga dal controllo, ma dalla connessione in primis con te stesso.
Hai il diritto a un futuro che non assomigli più al passato ne ad una casa infestata da fantasmi.
Hai il diritto ai tuoi tempi.
Penso ti sia facile comprendere come in queste tormentate profondità sia possibile entrare solo con un Virgilio, con una guida che mantenga il campo nella cura e nella pulizia, e che ognuno dei partner avrà il suo personale viaggio da affrontare, perché abbiamo da guadare l'
Acheronte (fiume del dolore), lo Stige (fiume di rancore), il Flegetonte (fiume di fuoco), il Cocito (fiume del pianto, ghiacciato) e il Lete (fiume dell'oblio).

Domande di auto-esplorazione (ispirate a Maté e al lavoro clinico) per comprendere la propria paura della fiducia.

AVVERTENZE E SOMMINISTRAZIONE
DA PRATICARE NELLA CALMA!!!!!! IN SOLITUDINE, IN ASCOLTO DI SE'!!!!!!!

QUANDO "IL DOLORE, IL ROSSORE, IL CALORE, IL GONFIORE, LA FEBBRE SONO ASSENTI"

SONO ASSOLUTAMENTE VIETATE LE PROIEZIONI, L'UTILIZZO E LE SOMMINISTRAZIONI AGLI ALTRI!!!!!!

PER IL "TERAPISTA IMPROVVISATO E FAI DA TE'" LIMITARSI AL BRICOLAGE!

Queste domande post conclusione sono da intendersi come stimolo/spazio di riflessione personale prima o durante un percorso terapeutico professionale ed è bene portarle e concordarle con il professionista.

1. Sulla consapevolezza del proprio passato
Qual è la prima esperienza dolorosa o relazionale che mi torna in mente quando penso alla fiducia?
Ricordo un momento in cui ho imparato a non affidarmi più agli altri?
Quali parti di quella storia sento ancora “vive” dentro di me?

2. Sulle risposte attuali
In quali situazioni relazionali sento che il mio corpo si attiva (chiusura, allarme, tensione)?
Come reagisco quando qualcuno si avvicina troppo emotivamente?
Che cosa temo possa accadere se mi affido?

3. Sul confine tra passato e presente
A chi assomiglia davvero la persona davanti a me: al mio partner attuale o a qualcuno del mio passato?
Quale parte di me sta rispondendo: l’adulto o il bambino ferito?

4. Sul bisogno profondo
Che cosa sto veramente cercando quando controllo, mi chiudo o evito? Sicurezza? Prevedibilità? Conferma?
Quale gesto o parola dell’altro mi farebbe sentire più al sicuro?

5. Sulle risorse interne
Quando nella mia vita mi sono sentito davvero visto e accolto?
Quali relazioni (anche terapeutiche) mi hanno aiutato a fidarmi, anche solo un po’?

6. Sul futuro possibile
Come sarebbe una relazione in cui posso portare me stesso senza paura?
Cosa potrei permettermi di provare se sapessi di essere al sicuro?

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