MEDITAZIONE E AUTO-OSSERVAZIONE

 Meditazione e auto-osservazione

La pratica della meditazione addestra alla consapevolezza nel momento presente e dunque favorisce l’auto-osservazione. Infatti in colui che medita si attiva quello stato particolare dell'essere che è l'osservatore interno.

Oggetto dell'osservare sono le diverse dimensioni dell'essere umano e le esperienze nei mondi/ dimensioni in cui mi percepisco e mi manifesto: corpo, mente, anima (come sede delle emozioni), spirito ecc.

Attraverso la meditazione posso innanzitutto disidentificarmi dalle mie sensazioni, percezioni, pensieri, emozioni, desideri, e entrare in contatto con il centro del mio essere.

 

La meditazione è uno stato di coscienza che accade e che pratico anche quando non la chiamiamo affatto così, e difatti scorrendo le descrizioni che seguono riguardo il significato di auto-osservazione, posso e ci possiamo render conto quanto la meditazione sia una pratica non così rara ne così estranea anche all'uomo occidentale.

  1. Auto-osservazione del proprio corpo.

    Molte pratiche meditative ad esempio si focalizzano sulla percezione di fenomeni fisiologici quali, ad esempio, il respiro, il peso del corpo, la postura, il battito cardiaco, il movimento ecc. Come è evidente, osservare il nostro corpo consapevolmente é quello che ad esempio si fa ballando e imparando a ballare, facendo sport, o anche imparando un lavoro, solo che spesso non siamo davvero attenti, oppure siamo troppo identificati con il corpo o con le sue sensazioni al punto di non sentirci o dal sentire solo il corpo. Essere osservatore mentre percepisco il corpo, questo è il lavoro.
    In questo modo la meditazione aiuta in quei momenti o esperienze in cui a volte siamo spinti al nostro limite, in quei momenti/situazioni in cui non ci diamo il diritto di esistere e possiamo anche arrivare a precluderci gradualmente la possibilità di sviluppare il senso di esserci, di essere presenti, di occupare dello spazio fisico in questo mondo.
  2. Auto-osservazione delle proprie emozioni.

    Quali emozioni sto vivendo in questo momento? Molte persone fanno fatica a rispondere a questa domanda. Il rapporto, la relazione che ho con le emozioni mi caratterizza in modo deciso, posso essere totalmente nel flusso di un'emozione o bloccato nel ripetere,  nel ricercare e nel ricreare uno stato emotivo per sua natura temporanea. Posso precludermi l'esperienza e resistere sino a non sentire e non percepire nessuna emozione pur di non sentirne altre. Posso arrivare a perdere il controllo o a perdere totalmente la capacità di essere vivo e vitale nel mio rapporto con le emozioni. Ecco che osservare e relazionarmi in modo funzionale con le emozioni è una competenza fondamentale per dare senso a cosa mi sta accadendo, per scegliere e decidere liberamente e saggiamente come comportarmi. La meditazione intesa come stato di coscienza e di presenza nell'osservazione delle emozioni mi aiuta a scegliere e a non reagire nella percezione delle proprie emozioni.

    La meditazione insegna a rendersi conto delle emozioni e ad accettarle per quello che sono, anche senza cercare di cambiarle, anche senza attaccarsi ad esse e senza identificarsi in esse.
  3. Auto-osservazione dei propri pensieri.

    La meditazione mi addestra a osservare e anche distaccarmi dai miei pensieri e dalle mie convinzioni. Così meditando si impara a riconoscere i propri “schemi mentali” tipici, a coglierne la portata e gli effetti e quindi anche a metterli in discussione, a “darsi tempo”, ossia si impara che non siamo obbligati a credere ai pensieri.
    Osservare i pensieri mi consente di liberarmi dall'illusione della mente come unico strumento di conoscenza, come unica parte saggia del mio essere. Mi permette di capire come il pensiero possa essere anche una serie di schemi e modelli che mi imprigionano e che limitano la mia percezione della realtà. oltre che limitare i nostri possibili percorsi di relazione con essa, osservare i pensieri mi da la possibilità di valutare se quello che sto pensando mi sia utile o no, se sua qualcosa che mi aiuta e rende la mia vita più bella oppure è qualcosa che la danneggia, se mi permette di vedere la bellezza dell'esistenza o se resto bloccato in una finzione, in un film.
    Scoprire dinon "essere i propri pensieri" e che possiamo utilizzare la nostra attività pensante per i nostri piú alti fini nasce dalla capacità, che i meditatori chiamano “mettere distanza tra sé e i propri pensieri”, e mi permette di diminuire il potere delle mie convinzioni negative su di me.
  4. Auto-osservazione del proprio "spirito/desiderio".

    La meditazione del proprio Sé Superiore, della nostra coscienza più alta, della sede dei valori, quelli profondi, non quelli della sola morale o dell'etica, di quelle che sono le basi del mio essere anche un essere spirituale, non solo connesso a questa esperienza di vita, a questo corpo, a questo momento, ma il mio essere nella relazione con il tutto.
    Quanto più si assottiglia il livello di coscienza di cui parliamo tanto più il linguaggio diventa imperfetto, o meglio mostra il proprio limite. Questo livello di auto-osservazione fa riferimento all’intelletto ed al sentimento che assieme allargano il mio comprendere quanto riguarda il tempo e lo spazio convenzionali in questa realtà illusoria e il mio reale rapporto con il Tempo reale. In connessione con questa dimensione di relazione, io non sono più limitato, posso sentire, per mezzo dell’altro, dell'apparente altro, quello che non ho sperimentato/vissuto in pratica, ma che in quanto "vissuto" lo é anche per me.   Quando osservo quello che mi accade a questo livello di coscienza, posso osservarmi nella nostra natura spirituale, nel nostro rapporto con il divino e per merito di tutto ciò l’uomo si innalza al di sopra dello spazio e deltempo convenzionali e si connette con quel tempo che é reale.
  5. Auto-osservazione del "vuoto".

    A questo livello dell essere, ci confrontiamo con tutto ciò che esiste al di là della percezione che ne ho e ne abbiamo dell'esistenza. Le antiche conoscenze religiose ed esoteriche hanno qui il loro punto in comune, che sia il non visibile, il non percepibile, l'infinito, o l'estremo e indefinibile vuoto che lega tutte le cose, a volte quesya é solo la soglia del pensiero-altro, a volte la chiamiamo morte, non vita. La dimensione dell'assenza, quella dimensione dell'essere che oltre il pensiero, oltre i sentimenti, oltre il corpo, oltre ogni tentativo di definizione, esiste, ne ho contezza, so che esiste, quella matrice che non ha forma ma è assoluto e solo totale ed estremo potenziale. Quell'istante prima della creazione, prima della divisione della luce e delle tenebre, quell'infinitesimale, eterno istante che precede la separazione, il suono del silenzio, la materia oscura che lega e regge l'universo.
    Ogni viaggiatore del mondo degli umani, o meglio ogni viaggiatore dei mondi degli umani sa che si pone in relazione con il vuoto, con nessuna cosa, e sa che pure in osservazione di nessuna cosa esiste una percezione del se osservante, pur in assenza di un osservatore, del suo corpo, del suo sentire, del suo pensare ecco che esiste lo stato di coscienza del puro osservare.
    Questo livello dell'esistenza e questo stato della coscienza,  se osservato costituisce quella che é stata a volte definita come la dimensione mistica. Autoosservarsi (a questo livello non posso più esprimermi in prima persona, perché non c'è più un me, un io o un Sé distinto a cui mi possa riferire) in questa dimensione ci si connette con il nostro essere estremo potenziale, il silenzio dell'AUM.

Infine una piccola precisazione, al di là delle dimensioni della coscienza ecco che si staglia uno degli aspetti più interessanti della condizione umana: le relazioni.

  1. Auto-osservazione delle proprie relazioni personali.

    Lo stato di presenza mentale cui la pratica della meditazione tende, gradualmente permette di cristallizzarci nel nostro “centro di gravità di permanente”. Con ciò ci permette di osservare e considerare le interazioni con gli altri da un punto di vista più stabile, presente e meno dolorosamente coinvolti. Ciò è fondamentale perchè appena oltre il vuoto, comprendiamo come la dimensione dell'esistere sia espressa dal nostro modo di essere in relazione con noi stessi, con le cose, con gli altri e con la vita in se stessa.


La pratica della meditazione consiste quindi nell'auto-osservazione cosciente e il solo atto di osservare senza identificazione è un processo, lo stesso essere consapevole, auto-osservarsi,  produce sempre e comunque elaborazione e trasformazione. L'osservatore mi appare come l'unica reale possibilità di esistenza nel fluire, o di fluire nell'esistenza.

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